06.03.2026

3. Knockout (K.o.)

Den Schlüssel aus meiner Tasche klaubend eile ich durch die Tiefgarage
– und werde so brüsk gestoppt, dass ich wie nach einem K.o.-Schlag zu Boden gehe.

Als ich wieder hochschaue – leicht benommen und verwundert –
entdecke ich die Übeltäter: 
frisch montierte Ladestationen, die von der Decke hängen.

Zwar ist die durch meine Schirmmütze eingeschränkte Sicht 
eine gute Erklärung für meinen Verstand,
sie ändert jedoch nichts an der Tatsache,
dass ich nicht achtsam war und die Wunde an der Stirn nun dringend versorgt werden muss.

Zwei Wochen später,
die Wunde ist bereits recht gut verheilt,
stellen sich plötzlich Schwindelgefühle ein.
Kurz, ein bis drei Sekunden,
dafür dreissig bis vierzig Mal pro Tag.

Zunächst verunsichert mich das völlig,
denn diese Erfahrung kenne ich nicht.
Ich wage mich kaum aus dem Haus –
Autofahren kommt schon gar nicht infrage.

Doch es zeigt sich:
Der Schwindel ist nicht so arg,
dass ich stürzen könnte.
Das beruhigt mich ein wenig
und weckt gleichzeitig meine Neugier.

Ich beginne, den Schwindel zu erforschen:
Wann tritt er auf?
Kann ich ihn absichtlich herbeiführen?
Kann ich ihn dämpfen
oder gar zum Verschwinden bringen?

Das willkürliche Herbeiführen gelingt mir nicht.
Ich merke jedoch,
dass abrupte Bewegungen den Schwindel auslösen können
– allerdings nur dann, wenn sie überraschend kommen.
Das Gleichgewicht scheint vor allem dann irritiert zu sein,
wenn es überrumpelt wird.
Auch plötzlicher Lärm oder schnelle Bewegungen im Blickfeld führen dazu.

Ausserdem stelle ich fest: 
Wenn ich mich gedanklich mit meinem Schwindelgefühl beschäftige,
taucht es häufiger auf.
Vertiefe ich mich hingegen in eine Arbeit,
tritt es weniger in Erscheinung.

Ich folgere,
dass diese Gleichgewichtsverunsicherung
auch mit Angst zu tun hat. 

Also beginne ich,
meinem Gleichgewichtsorgan gut zuzureden:
Wir werden zum Arzt gehen, um eine Erklärung zu bekommen 
und um auszuschliessen, dass etwas Schlimmes dahintersteckt. 

Gleichzeitig spreche ich mit Bekannten über meine Situation 
– und erfahre, dass einige dieses Phänomen ebenfalls kennen.
Ich bekomme Tipps zu Augen- und Halsübungen.
Das tut gut.
Ich fühle mich weniger allein mit dieser Unsicherheit.

Noch nie zuvor habe ich meinen Körper im Alltag so genau beobachtet.
Ich kenne das vom Bodyscan und der Meditation
– bewusste, klar begrenzte Inseln der Achtsamkeit.
Jetzt bin ich jedoch gezwungen, dieselbe Aufmerksamkeit in den Alltag mitzunehmen:
beim Gehen,
bei der Arbeit,
beim Akkordeonspielen
oder bei einem Konzertbesuch.

Anscheinend braucht es bei einem harten „Grind“ einen K. o.-Schlag,
damit die Erkenntnis ankommt, dass Achtsamkeit und Meditation auch im Alltag möglich sind.
Ich werde weiterhin dranbleiben – auch ohne Schwindel.

Und was hat das mit magischen Momenten zu tun?
Ich bin überzeugt, dass wir mehr magische Momente erleben,
wenn wir lernen, einen Teil unserer Aufmerksamkeit immer wieder auf unseren Innenraum zu richten:
Wie fühlt es sich in mir gerade an?
Wobei das Ziel nicht ist möglichst viele magische Momente zu erleben,
sondern eine tiefe Beziehung zu uns selbst zu bekommen.

So kommen wir dem inneren Frieden etwas näher
und die Magie stellt sich von selbst ein.

Wie übst du dich in Achtsamkeit? 

 

 

3. Knockout (K.O.)

Mentre frugo nella tasca alla ricerca delle chiavi e mi affretto attraverso il parcheggio sotterraneo,
vengo fermato così bruscamente da finire a terra come dopo un colpo da K.O.

Quando rialzo lo sguardo – leggermente stordito e sorpreso –
scopro i colpevoli:
delle colonnine di ricarica appena installate che pendono dal soffitto.

Certo, il fatto che la visiera del mio cappellino limitasse il campo visivo
è una spiegazione plausibile per la mia mente.
Ma non cambia il fatto
che non ero attento
e che la ferita sulla fronte ha urgente bisogno di cure.

Due settimane dopo,
la ferita è già guarita piuttosto bene,
quando all'improvviso compaiono delle vertigini.

Brevi, da uno a tre secondi,
ma trenta o quaranta volte al giorno.

All'inizio la cosa mi inquieta parecchio,
perché non avevo mai vissuto un'esperienza simile.
Esco di casa a malapena
e guidare non è nemmeno pensabile.

Col tempo, però, mi accorgo che
le vertigini non sono così forti da farmi cadere.
Questo mi tranquillizza un po'
e, allo stesso tempo, risveglia la mia curiosità.

Comincio quindi a esplorarle:
Quando compaiono?
Posso provocarle intenzionalmente?
Posso attenuarle
o addirittura farle sparire?

Non riesco a provocarle volontariamente.
Mi accorgo però
che i movimenti bruschi possono scatenarle,
ma solo quando arrivano all'improvviso.

Il senso dell'equilibrio sembra turbarsi soprattutto
quando viene colto di sorpresa.

Anche i rumori improvvisi
o i movimenti rapidi nel campo visivo possono provocarle.

Inoltre noto una cosa:
quando penso alle vertigini,
esse compaiono più spesso.
Quando invece sono immerso in un'attività,
si fanno meno presenti.

Ne deduco
che questa insicurezza dell'equilibrio
ha a che fare anche con la paura.

Così comincio
a parlare con gentilezza al mio organo dell'equilibrio:

Andremo dal medico per avere una spiegazione
ed escludere che ci sia qualcosa di grave.

Allo stesso tempo parlo della mia situazione con alcune persone che conosco
e scopro che anche loro hanno vissuto qualcosa di simile.

Ricevo consigli su esercizi per gli occhi e per il collo.
Mi fa bene.
Mi sento meno solo in questa incertezza.

Mai prima d'ora avevo osservato il mio corpo con tanta attenzione nella vita quotidiana.

Conosco questa attenzione dal body scan e dalla meditazione:
isole consapevoli e ben delimitate di presenza.

Ora, però, sono costretto a portare la stessa attenzione nella vita di tutti i giorni:
quando cammino,
quando lavoro,
quando suono la fisarmonica
o quando assisto a un concerto.

A quanto pare, per una testa dura come la mia,
ci vuole un colpo da K.O.
perché arrivi finalmente la consapevolezza
che l'attenzione e la meditazione sono possibili anche nella vita quotidiana.

Continuerò a esercitarmi,
anche senza vertigini.

E che cosa c'entra tutto questo con i momenti magici?

Sono convinto che viviamo più momenti magici
quando impariamo a rivolgere regolarmente una parte della nostra attenzione verso il nostro mondo interiore:

Come mi sento, in questo momento?

L'obiettivo non è vivere il maggior numero possibile di momenti magici,
ma sviluppare una relazione profonda con noi stessi.

Così ci avviciniamo un po' di più alla pace interiore
e la magia arriva da sola.

Come coltivi tu la tua presenza consapevole?

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