28.03.2026
Der Morgen beginnt im Engadiner Schnee.
Die Luft ist klar, die Sonne schon wach.
Die Welt scheint leicht.
Beschwingt starte ich meine Winterwanderung – fast ein wenig übermütig.
Doch kaum biege ich ins Val Morteratsch ein,
taucht der Weg in den Schatten.
Die Kälte kriecht sofort durch Jacke und Handschuhe.
Unwillkürlich beschleunige ich meinen Schritt, um warm zu bleiben.
Weit vorne sehe ich, wie der Weg wieder ins Licht führt.
Wir Menschen sind erstaunlich konsequent darin:
Immer wieder streben wir dem Licht entgegen –
Immer wieder suchen wir nach guten Gefühlen.
Als ich den besonnten Abschnitt erreiche, fühlt es sich an wie ein zweiter Sonnenaufgang.
Die Sonne trifft mich mit voller Kraft.
Etwas in mir öffnet sich.
Mein Herz wird weit.
Ich spüre eine stille Verbundenheit –
mit der Landschaft,
mit der Natur,
mit diesem Geschenk namens Leben.
Die Gipfel des Berninamassivs stehen über allem.
Gross. Still. Unerschütterlich.
Freude steigt in mir auf –
und zugleich Demut.
Doch lange bleibt mein Weg nicht im Licht.
Vor mir erhebt sich der Munt Pers.
Sein mächtiger Schatten liegt quer über meinem Pfad.
Wieder Schatten.
Beim ersten Mal hatte ich es eilig, ihn zu verlassen.
Doch diesmal geschieht etwas anderes.
Ich verlangsame meinen Schritt.
Tun wir dem Schatten nicht manchmal Unrecht?
Was wäre das Licht ohne ihn?
Wir könnten es gar nicht erkennen.
Erst das Zusammenspiel von Licht und Schatten lässt uns Ganzheit erfahren.
Zudem erkenne ich auch im Schatten
die majestätische Ruhe der Berge,
die feinen Knospen der Erlen,
das leise Knirschen des Schnees unter meinen Füssen.
Auch der Schatten hat Schönheit.
Und doch – ich gebe es zu –
bin ich froh, als ich heute meinen dritten Sonnenaufgang erlebe.
Doch ohne die Kälte, würde ich die Wärme kaum so schätzen.
Der Weg vor mir liegt nun vollständig in der Sonne..
Zeit, Sonnencreme einzuschmieren.
Denn auch das Licht hat seine gefährlichen Seiten.
Vielleicht lohnt sich deshalb eine andere Haltung:
Nicht immer nur nach dem Licht zu streben.
Vielleicht dürfen wir auch unsere Schattenseiten ehren.
Sie gehören zu uns.
Sie sind Zeugen unserer Biografie.
Sie erzählen von Verletzungen, Beschämungen und Kämpfen.
Ja – sie können unangenehm und schmerzhaft sein.
Doch auch sie verdienen Beachtung und Respekt:
Sie wollen gesehen werden,
gefühlt werden,
und einen Platz in unserem Leben bekommen.
Denn erst wenn wir beides würdigen –
Licht und Schatten –
beginnt sich etwas in uns zu runden.
Erst dann können wir inneren Frieden finden.
Vielleicht ist genau das
ein magischer Moment.
Tre albe
La mattina inizia nella neve dell’Engadina.
L’aria è limpida, il sole è già desto.
Il mondo sembra leggero.
Parto per la mia escursione invernale con passo leggero –
quasi con un filo di audace leggerezza.
Ma appena entro nella Val Morteratsch,
il sentiero sprofonda nell’ombra.
Il freddo si insinua subito attraverso la giacca e i guanti.
Istintivamente accelero il passo per scaldarmi.
Là in fondo intravedo già il punto in cui il sentiero ritorna alla luce.
Noi esseri umani siamo fatti così:
tendiamo sempre verso la luce,
cerchiamo ciò che ci fa stare bene.
Quando raggiungo il tratto soleggiato,
è come incontrare una seconda alba.
Il sole mi avvolge con tutta la sua intensità.
Qualcosa dentro di me si apre.
Il cuore si fa ampio.
Sento una silenziosa appartenenza –
al paesaggio,
alla natura,
a questo dono che chiamiamo vita.
Le cime del massiccio del Bernina si innalzano sopra ogni cosa.
Grandi. Silenziose. Incrollabili.
La gioia sale in me –
e insieme a lei una profonda umiltà.
Ma il mio cammino non resta a lungo nella luce.
Davanti a me si erge il Munt Pers.
La sua ombra possente attraversa il mio sentiero.
Di nuovo ombra.
La prima volta avevo fretta di lasciarmela alle spalle.
Ma questa volta accade qualcosa di diverso.
Rallento il passo.
Non facciamo forse, a volte, un torto all’ombra?
Che cos’è la luce senza di lei?
Non potremmo nemmeno riconoscerla.
È il gioco tra luce e ombra
che ci permette di intuire la pienezza.
E anche nell’ombra scopro
la quiete maestosa delle montagne,
le gemme sottili degli ontani,
il lieve scricchiolio della neve sotto i miei passi.
Anche l’ombra ha la sua bellezza.
Eppure – lo ammetto –
sono felice quando oggi incontro la mia terza alba.
Senza il freddo, però,
non saprei apprezzare così profondamente il calore.
Ora il sentiero davanti a me è immerso nella luce.
È tempo di spalmare la crema solare.
Perché anche la luce ha i suoi lati pericolosi.
Forse vale la pena cambiare sguardo:
non cercare sempre e solo la luce.
Forse possiamo imparare a onorare anche le nostre ombre.
Fanno parte di noi.
Sono testimoni della nostra storia.
Raccontano di ferite, di vergogna, di lotte.
Sì – possono essere scomode e dolorose.
E proprio per questo meritano attenzione e rispetto:
vogliono essere viste,
sentite,
accolte nella nostra vita.
Perché solo quando onoriamo entrambe –
luce e ombra –
qualcosa in noi si ricompone.
Solo allora può nascere una pace profonda.
Forse è proprio questo
un momento magico.