12.04.2026

6. Am Doubs

Ich wandere mit einer Gruppe dem Doubs entlang und wir treten ein in eine Landschaft, die zum entspannten Sein einlädt.

Der Fluss zeigt keine Hektik. Er nimmt Kurven, ruht, glitzert – und erinnert mich daran, dass auch ich meinen eigenen Rhythmus wählen darf.

Schon im ersten gemeinsamen Gehen spüre ich dieses leise Einverständnis:

Wir müssen einander nichts beweisen.

Jeder Schritt, jedes Wort darf echt sein.

Keine Maske, kein Vergleich, kein „ich sollte“, nur Menschen, die bereit sind, sich zu zeigen.

Die Échelles de la Mort nähern sich. Ein ausgesetzter Klettersteig führt durch diese imposanten Kalkfelsen.

Für einige scheint es ein prickelnder Moment zu sein. Doch ich weiss, der Körper tut, was er seit Millionen Jahren kann: er sammelt sich, wenn es darauf ankommt.

Für andere zeigt sich klar: Nein – die Distanz zur Komfortzone ist zu gross.

Genau das empfinde ich als Kohärenz:

nicht die gleiche Leistung muss erbracht werden, sondern das stimmige Handeln zählt.

Während ein Teil der Gruppe konzentriert die Felsen durchsteigt, wählen zwei den Treppenweg nach oben – klar, selbstbestimmt.

Oben treffen wir uns wieder, umarmen uns lächelnd und steigen gemeinsam ab.

Beide Wege sind richtig, beide zeugen von Respekt sich selbst gegenüber.

Und dann fällt der Satz, den ich noch mehrmals hören werde:

„Das ist ein magischer Moment.“

Ich glaube, dass er dann entsteht, wenn innen und aussen zusammenpassen.

Wenn Echtheit, samt Verletzlichkeit, Vertrauen schafft.

Wenn wir uns verbunden und erkannt fühlen.

Wenn die Gruppe sich rund anfühlt – nicht trotz der Unterschiede, sondern wegen ihnen.

Von da an trägt der Doubs meine Stimmung: ruhig, klar, unaufgeregt und ich fühle, dass es den andern gleich ergeht.

Immer wieder bietet uns die Landschaft Motive, bei denen selbst eine Postkarte neidisch würde. Gleichzeitig fühlen wir die tiefe Resonanz mit der Natur – und mit den anderen, denn ein ein feiner Faden spannt sich zwischen uns – nicht laut, aber tragfähig für alles, was noch kommt.

 

In welcher Situation spürst du: Innen und aussen passen zusammen?

 

6. Sul Doubs

Cammino lungo il Doubs con un gruppo ed entriamo in un paesaggio che invita a un essere disteso, rilassato.

Il fiume non mostra alcuna fretta.

Segue le sue curve, si raccoglie, scintilla – e mi ricorda che anch’io posso scegliere il mio ritmo.

Già nei primi passi condivisi avverto questo silenzioso accordo:

non dobbiamo dimostrare nulla gli uni agli altri.

Ogni passo, ogni parola può essere autentico.

Nessuna maschera, nessun confronto, nessun “dovrei” – solo persone pronte a mostrarsi per ciò che sono.

Le Échelles de la Mort si avvicinano.

Una ferrata esposta attraversa queste imponenti rocce calcaree.

Per alcuni sembra essere un momento elettrizzante.

Ma io so che il corpo fa ciò che sa fare da milioni di anni: si raccoglie, si concentra, quando conta davvero.

Per altri emerge con chiarezza: no – la distanza dalla propria zona di comfort è troppo grande.

Ed è proprio questo che percepisco come coerenza:

non conta offrire la stessa prestazione, conta agire in modo congruente con sé stessi.

Mentre una parte del gruppo attraversa con concentrazione le rocce, due persone scelgono il sentiero con le scale verso l’alto – con chiarezza e autodeterminazione.

Ci ritroviamo di nuovo in cima, ci abbracciamo sorridendo e scendiamo insieme.

Entrambe le vie sono giuste, entrambe testimoniano rispetto verso sé stessi.

E poi cade la frase che sentirò ancora più volte:

«Questo è un momento magico.»

Credo che nasca quando il dentro e il fuori coincidono.

Quando l’autenticità, insieme alla vulnerabilità, crea fiducia.

Quando ci sentiamo connessi e riconosciuti.

Quando il gruppo si percepisce come qualcosa di compiuto – non nonostante le differenze, ma proprio grazie ad esse.

Da quel momento il Doubs accompagna il mio stato d’animo: calmo, limpido, senza agitazione, e sento che per gli altri è lo stesso.

Più volte il paesaggio ci offre immagini davanti alle quali perfino una cartolina diventerebbe invidiosa.

Allo stesso tempo sentiamo la profonda risonanza con la natura – e con gli altri, perché tra noi si tende un filo sottile: non rumoroso, ma abbastanza solido da sostenere tutto ciò che ancora verrà.

Quando ti accade di sentire che il tuo paesaggio interiore e il mondo intorno a te diventano una cosa sola?

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