04.04.2026
Vom Mut, der Leere zu begegnen
Acht Wandertage liegen hinter uns. Nun sind wir auf der letzten Etappe unserer Siziliendurchquerung von der Nord- zur Südküste. Heute werden wir Agrigento erreichen – das Ziel unseres Abenteuers.
Vor uns liegen heute viele Kilometer auf einer Asphaltstrasse.
Öde, langweilig, meint mein Kopf – und ermüdend, ergänzt mein Körper.
Doch es gibt kein Entrinnen. Ein breiter Fluss liegt tief unten in der Schlucht, und die Karte zeigt keinen Wanderweg. Wir müssen wohl oder übel den Umweg zur Brücke auf der Teerstrasse in Kauf nehmen.
Mein Blick ist auf die feinen Risse im Asphalt gerichtet, doch die Aufmerksamkeit löst sich langsam auf. Mein Geist beginnt ziellos umherzuschweben.
Im gleichmässigen Rhythmus meiner Schritte verblasst die Aussenwelt, und die Langeweile beginnt, mit mir zu sprechen.
„Ist dir klar, dass du mich abwertest?“
„Hm, das habe ich mir noch nie überlegt. Doch es stimmt: Langeweile ist mir unangenehm. Nicht interessant.“
„Es scheint also einen Teil in dir zu geben, der mich nicht haben will, und einen anderen, der sich langweilt. Ich schlage vor, dass du dich zuerst mit meinem Gegenpol befasst, bevor du dich mir widmest.“
„Mit dem Teil, der dich nicht haben will?“
„Genau.“
„Ich könnte aber auch ein Hörbuch hören.“
„Nicht ausweichen!“
„Also gut. Langeweile-Ausweicher, nenne mir die Gründe deiner Ablehnung!“
„Das wurde dir doch schon in deiner Kindheit eingebläut: Du musst effizient sein, sonst hast du keinen Erfolg im Leben.“
„Das leuchtet zwar ein – insbesondere in unserer Gesellschaft – und zugleich zieht sich etwas in meiner Brust zusammen.“
„Hör mir auf mit deiner Gefühlsduselei. Das ist eben der Preis für den Erfolg.“
„Okay, ich verstehe: Du willst mir zu Erfolg verhelfen. Das weiss ich zu schätzen.“
„Und du, Langeweile, was ist deine Intention?“
„Das musst du schon selbst ausprobieren. Habe den Mut, nichts zu tun – und du wirst erfahren, was ich zu bieten habe.“
„Hm, wenn ich mich darauf einlasse, fühle ich mich unnütz. In meiner Kindheit fühlte ich mich nur geliebt, wenn ich etwas leistete.“
„Das finde ich traurig. Fühlst du das auch?“
„Ja, doch nicht gerne. Traurig sein verbinde ich mit Schwäche – und die war ebenfalls nicht erwünscht. Ich weiss zwar, dass ich längst erwachsen bin, doch die Vergangenheit klingt bis in die Gegenwart nach. Da scheint etwas noch nicht ganz abgeschlossen zu sein.“
„Gut, dass du das entdeckst.“
„Wenn ich die Trauer zulasse, erzählt sie mir viele unangenehme Kindheitsgeschichten.“
„Bleib mutig. Fühle das Unangenehme. Wo spürst du es im Körper?“
„Es ist eine Schwere im ganzen Körper, und der Bauch fühlt sich zäh an.“
So geht das eine Weile weiter, und ich merke, dass ich mir gestatte, traurig zu sein.
Das wiederum entspannt mich, macht mich leichter.
Widerwillig folgert mein Kopf:
Traurig sein hat Qualitäten.
Die Langeweile ist längst verschwunden und hat einer mutigen Neugier Platz gemacht.
Hätte die Neugier ohne die Langeweile überhaupt Raum gefunden?
Jedenfalls ist die Langeweile weit interessanter als ich je gedacht hätte. Sie weckt die Kreativität aus ihrem Schlummer.
Nun führt der Weg weg von der Strasse auf einen Sentiero in den Wald.
Und etwas in mir ist leichter geworden.
Il coraggio di incontrare il vuoto
Otto giorni di cammino sono ormai alle nostre spalle. Siamo giunti all’ultima tappa della nostra traversata della Sicilia, dalla costa nord a quella sud. Oggi raggiungeremo Agrigento, la meta della nostra avventura.
Davanti a noi si stendono molti chilometri di strada asfaltata.
Noiosa, monotona, commenta la mia mente.
Faticosa, aggiunge il mio corpo.
Ma non c’è via d’uscita. Un largo fiume scorre in fondo alla gola e la carta non mostra alcun sentiero. Dobbiamo, volenti o nolenti, allungare il cammino fino al ponte seguendo la strada.
Il mio sguardo si posa sulle sottili crepe dell’asfalto, mentre l’attenzione lentamente si allenta. La mente comincia a vagare senza meta.
Nel ritmo regolare dei passi il mondo esterno sfuma, e la noia inizia a parlarmi.
«Ti rendi conto che mi stai svalutando?»
«Hm, non ci avevo mai pensato. Ma è vero: la noia mi mette a disagio. Non mi sembra interessante.»
«Sembra dunque che dentro di te ci sia una parte che non mi vuole e un’altra che si annoia. Ti propongo di occuparti prima del mio opposto, prima di rivolgerti a me.»
«Della parte che non ti vuole?»
«Esatto.»
«Potrei anche ascoltare un audiolibro.»
«Non sfuggire!»
«Va bene. Allora, tu che fuggi la noia, dimmi perché la rifiuti.»
«Questo te l’hanno insegnato fin da bambino: devi essere efficiente, altrimenti nella vita non avrai successo.»
«Lo capisco – soprattutto nella nostra società –, ma allo stesso tempo sento una stretta nel petto.»
«Lascia perdere queste smancerie emotive. È semplicemente il prezzo del successo.»
«Va bene, capisco: vuoi aiutarmi ad avere successo. E te ne sono grato.»
«E tu, noia, qual è la tua intenzione?»
«Questo devi scoprirlo da solo. Abbi il coraggio di non fare nulla, e vedrai ciò che ho da offrirti.»
«Hm, se mi lascio andare a questo, mi sento inutile. Da bambino avevo la sensazione di essere amato solo quando facevo qualcosa, quando rendevo.»
«Lo trovo triste. Lo senti anche tu?»
«Sì, ma non volentieri. Associo la tristezza alla debolezza – e anche quella non era ammessa. So bene che da tempo non sono più un bambino, eppure il passato continua a risuonare nel presente. Sembra che ci sia ancora qualcosa di non del tutto compiuto.»
«È bene che tu lo stia scoprendo.»
«Quando lascio emergere la tristezza, mi racconta molte storie dolorose della mia infanzia.»
«Sii coraggioso. Rimani con ciò che è sgradevole. Dove lo senti nel corpo?»
«È una pesantezza diffusa in tutto il corpo, e il ventre sembra denso, quasi vischioso.»
Questo dialogo continua ancora per un po’, e mi accorgo che mi concedo di essere triste.
E proprio questo mi rilassa, mi rende più leggero.
Con una certa riluttanza la mente arriva a una conclusione:
Essere tristi ha una sua qualità.
La noia, ormai, è svanita e ha lasciato spazio a una curiosità coraggiosa.
Mi chiedo se la curiosità, senza la noia, avrebbe mai trovato spazio.
In ogni caso la noia è molto più interessante di quanto avessi immaginato e risveglia la creatività dal suo torpore.
Ora il cammino si allontana dalla strada e prosegue su un sentiero nel bosco.
Amunì.